Rabbia

Insorgere di problemi di rabbia
Psicologa terapia della rabbia
La gestione della Rabbia grazie allo psicologo

Le reazioni fisiologiche dell’organismo alla rabbia

La rabbia, come tutte le emozioni è un “autosegnale” interno del corpo rispetto ad uno stimolo esterno. Quando nello scambio con l’ambiente avverto una sensazione di rabbia essa diventa “ciò che succede in me” in relazione a quel determinato stimolo, una sorta di “riscrittura” percettiva, esistenziale ed esperienziale di stimoli esterni che altrimenti esisterebbero soltanto come stimoli cognitivi del tutto privi di ogni componente affettiva.

L’attivazione emozionale della rabbia

L’attivazione emozionale della rabbia coinvolge tutto il corpo, prima di tutto i muscoli, la memoria muscolare è anche più antica, primitiva e fisica di quella cerebrale.
Lo stato emotivo della rabbia corrisponde ad una sorta di “preparazione” del successivo comportamento che verrà agito, come una preparazione dall’interno per l’azione.
Può succedere che si attivi lo stato emotivo e che venga inibito il passaggio all’azione, cioè dalla fase “preparatoria” non si passa a quella “consumatoria”.
In questo caso tutti i muscoli tesi e pronti all’attacco e all’aggressività come si inibiscono?

L’inibizione della rabbia: le contratture del corpo

Se il corpo è lo strumento e i muscoli sono il tasto nel caso dell’inibizione della rabbia avrà luogo una vera e propria contrazione muscolare che modifica l’attività dei muscoli coinvolti nella genesi dell’emozione in questione.
“I muscoli sottoposti a tale contrazione non producono più le oscillazioni di tono sentimento-genetiche.” (Vezio Ruggieri)
E così facendo l’emozione non si consuma, il processo si blocca e spesso in modo del tutto inconsapevole si perde anche il vissuto soggettivo della sensazione emotiva.

Quando la rabbia rimane nel corpo

Solo che la rabbia rimane nel corpo, anche se non se ne è consapevoli, rimane come bloccata dentro e può dar luogo anche a contratture croniche, difficili da sciogliere e davvero resistenti.
“La contrattura cronica blocca dalla periferia del corpo, attraverso meccanismi di stop retro-attivi, ogni evoluzione spazio-temporale dell’emozione.” (Vezio Ruggieri)
Le contratture, “i muscoli tesi come un violino” hanno lo scopo di impedire al soggetto di “vivere” e agire consapevolmente la rabbia.

La contrattura come meccanismo di difesa

A volte queste contratture e inibizioni possono diventare come meccanismi di difesa e componenti stabili della personalità del soggetto.
È davvero difficile scioglierle perché in modo quasi automatico e inconsapevole l’individuo resiste al cambiamento e quindi allo scioglimento di tali contratture.
Se vengono manipolate e rimosse può darsi poi che lo stato emotivo riappaia in modo violento e imprevedibile, con crisi di pianto, di rabbia o di panico.
A volte queste crisi sono passeggere e facili da assimilare per il soggetto, altre volte possono essere anche devastanti.

Possibili modi di trattare la rabbia con uno psicologo e psicoterapeuta Gestalt

Quindi che fare?
Portare attenzione e consapevolezza alle zone contratte per scoprire a cosa serve questo blocco e resistenza: quale funzione ha?
Nel momento in cui il soggetto ne prende consapevolezza e dà un senso a quest’inibizione/blocco, da lì può cominciare a lavorare per il cambiamento.
Ci sono poi vari lavori che si possono fare con la rabbia.
Innanzitutto lavorando in seduta si può scoprire che può essere generata da un timore, da una paura per qualcosa, in questo caso si può parlare di una sorta di rabbia reattiva, che porta l’organismo a reagire a ad agire, e che quindi è bene che possa fuoriuscire dal corpo per trasfomarsi in un’azione costruttiva per il sé.
Non sempre però è possibile sfogare la rabbia e prendersela con qualcuno o qualcosa, e non sempre ciò è funzionale per l’organismo. Per esempio quando finisce una storia d’amore o si perde una persona cara ciò porta sempre con sé una reazione di rabbia, che è legittima.
Poiché non possiamo prendercela con la persona che è uscita dalla nostra vita, con cui abbiamo chiuso o che non c’è più, in questo caso la paura che sta sempre sotto alla rabbia anziché trasformarsi in aggressività è bene che possa anche trasfomarsi in dolore, e che possiamo vivere questo dolore e accoglierlo, trovando il modo di consolarci.